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Ottima medaglia sulla fratellanza

Tokyo si prepara a godersi le Olimpiadi segnate dall’epidemia. L’insegnamento di Papa Francesco sullo sport come mezzo per rafforzare l’armonia tra le persone.

Alessandro Kisotti Traduzione di Katarina Agorelius

C’è chi l’ha già chiamata la “Triste Olimpiade”. Per evitare la diffusione di Kovit-19, non ci saranno spettatori nelle tribune dell’arena di Tokyo, i giocatori non si abbracceranno e i vincitori dovranno mettersi delle medaglie al collo per evitare qualsiasi contatto. Un anno dopo il rinvio delle Olimpiadi a causa di un’epidemia, il Giappone si prepara a vivere il più grande evento sportivo di tutti con emozioni contrastanti: gioia e dolore, orgoglio e ansia. Ma a questa Olimpiade, con misure contro la diffusione del contagio più grandi che mai, è ben visibile il significato (e il valore) di un evento, con il suo simbolo – i cinque anelli intrecciati – con cui si intreccia lo spirito di fratellanza e riconciliazione tra i popoli. Sediamo tutti “nella stessa barca” e in mezzo a tante difficoltà, il cambio di epoca inaspettato è ancora oggi un messaggio tanto necessario con conseguenze imprevedibili.

Papa Francesco ha più volte sottolineato il potenziale educativo dello sport per i giovani, l’importanza del “coinvolgere” e così via CorrettezzaCosì come – lo ha fatto durante la sua degenza in ospedale a Jemelie – il valore del fallimento, perché quando una persona vince, è più probabile che cada quando cade rispetto a quando gioca nella vita. All’inizio di quest’anno il Papa ha preso atto di questa idea in una lunga intervista Cassetta Dello gioco: “Il successo porta con sé una tensione difficile da descrivere, ma anche il fallimento ha in sé qualcosa di meraviglioso (…) I bei successi nascono da qualche perdita, perché se si identifica lo sbaglio, la sete viene dopo la redenzione. Dico quasi che il vincitore non sa cosa ha perso”. In un momento segnato da ogni sorta di frattura e polarizzazione, secondo il Papa agli atleti, ha ricordato agli atleti Olimpiadi speciali, “Essere uno dei linguaggi globali che supera le differenze culturali e sociali, religiose e fisiche, riesce a unire le persone, le rende partecipi dello stesso gioco e le rende eroi insieme nei successi e nei fallimenti”.

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Certo, come l’ultimo campionato europeo di calcio Coppa USA, C’è la consapevolezza che gli atleti che si alternano in pista o in campo non risparmieranno energie per vincere. Si è rafforzato anche lo spirito competitivo mentre si è allungata l’attesa per le ultime Olimpiadi 2016 a Rio de Janeiro. Del resto, sebbene il Papa abbia più volte espresso la sua ammirazione per l’importanza dello sport per lo sport e la società dilettantistica e per la sua funzione sociale, è ben consapevole che lo sport, soprattutto a livello professionale, è fatto di conflitto e di trasgressione. Con se stesso, e poi con gli altri. “Lei mostra quali obiettivi si possono raggiungere attraverso un impegno formativo, che comporta grande dedizione e sacrificio. Tutto questo – diceva il Papa ai nuotatori italiani nel giugno 2018 – è una lezione di vita, soprattutto per i suoi colleghi”. Quindi il desiderio è quello di riuscire a coniugare le tensioni della competizione e il senso di unità in questa Olimpiade che si terrà a Tokyo. Condividi i punti deboli oltre i confini. Oggi, più che mai, la sfida non è solo vincere una medaglia d’oro – il sogno e l’obiettivo di ogni olimpionico – ma vincere una medaglia insieme nella fraternità umana.