Come proteggere i risparmi dall’inflazione
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Come proteggere i risparmi dall’inflazione

Negli ultimi anni l’inflazione è tornata a incidere in modo significativo sui bilanci delle famiglie italiane. Chi aveva lasciato, ad esempio, 10.000 euro fermi sul conto corrente prima della pandemia si ritrova oggi con la stessa cifra nominale, ma con un potere d’acquisto molto inferiore. Dal 2020 i prezzi sono aumentati di oltre il 20 per cento: in termini reali, quei risparmi valgono oggi poco più di 8.000 euro.

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il nuovo aumento dei prezzi energetici stanno inoltre alimentando il timore di una nuova fase inflazionistica. In questo contesto, molti risparmiatori cercano strumenti semplici per difendere il valore del proprio denaro senza esporsi a rischi eccessivi.

Non esistono formule magiche per arricchirsi rapidamente, ma alcune soluzioni possono aiutare a limitare l’erosione causata dall’inflazione. La scelta dipende sempre dagli obiettivi personali, dalla tolleranza al rischio e dall’orizzonte temporale. Una regola resta valida in ogni scenario: diversificare gli investimenti è il modo migliore per bilanciare rischi e opportunità.

Perché lasciare i soldi fermi sul conto può essere un problema

Tenere i risparmi sul conto corrente può trasmettere una sensazione di sicurezza, ma durante periodi di inflazione elevata significa accettare una progressiva perdita di valore del denaro.

Con l’aumento del costo della vita, infatti, la stessa somma consente di acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. Per questo motivo molti consulenti finanziari suggeriscono di valutare strumenti capaci almeno di compensare, in parte, la crescita dei prezzi.

Conti deposito: una soluzione semplice e a basso rischio

Come funzionano i conti deposito

Tra le alternative più accessibili ai conti correnti ci sono i conti deposito, particolarmente adatti a chi vuole mantenere una buona liquidità senza affrontare oscillazioni di mercato troppo elevate.

Si tratta di conti bancari che riconoscono un tasso d’interesse sulle somme versate. A differenza di un conto corrente tradizionale, non sono pensati per effettuare pagamenti o bonifici quotidiani. Alcuni prevedono il vincolo del denaro per un determinato periodo, altri consentono invece di prelevare le somme in qualsiasi momento, spesso a fronte di rendimenti più bassi.

I conti deposito sono considerati strumenti relativamente sicuri perché i capitali fino a 100.000 euro sono coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, lo stesso sistema di garanzia previsto per i conti correnti in Italia.

Rendimenti più alti dopo i rialzi dei tassi

Con l’aumento dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea negli ultimi anni, anche i rendimenti dei conti deposito sono cresciuti sensibilmente. Durante i picchi inflazionistici recenti alcuni istituti hanno offerto rendimenti superiori al 5 per cento lordo annuo, mentre oggi la media di mercato si aggira attorno al 3 per cento.

Su 10.000 euro depositati, questo può tradursi in circa 300 euro lordi all’anno, al netto delle imposte sui rendimenti finanziari e delle eventuali spese del conto.

Molte banche propongono inoltre offerte promozionali dedicate ai nuovi clienti, motivo per cui confrontare le diverse condizioni disponibili può risultare conveniente.

ETF monetari: strumenti più flessibili per seguire il mercato

Cosa sono gli ETF

Gli ETF, acronimo di Exchange Traded Funds, sono fondi quotati in Borsa che replicano l’andamento di un insieme di titoli. In pratica consentono di investire in un paniere diversificato acquistando un solo strumento finanziario.

Esistono ETF di ogni tipo, ma quelli più utilizzati come protezione contro l’inflazione sono i cosiddetti ETF monetari, che seguono l’andamento dei tassi d’interesse e del mercato monetario.

Vantaggi fiscali e maggiore elasticità

Uno degli aspetti interessanti degli ETF monetari riguarda la fiscalità. Molti di questi strumenti investono prevalentemente in titoli di Stato, che in Italia beneficiano di una tassazione agevolata del 12,5 per cento, inferiore rispetto al 26 per cento previsto per altri investimenti finanziari.

Gli ETF possono inoltre adeguarsi più rapidamente ai cambiamenti dei tassi di mercato rispetto ai conti deposito. Se i tassi salgono, anche i rendimenti tendono ad aumentare più velocemente.

A differenza dei conti deposito, però, il capitale non è garantito: il valore dell’investimento può oscillare e comportare perdite, soprattutto nel breve periodo.

Titoli di Stato indicizzati all’inflazione

Una protezione pensata per il medio-lungo periodo

Per chi ha un orizzonte temporale più lungo, i titoli di Stato indicizzati all’inflazione rappresentano una delle opzioni più utilizzate per proteggere i risparmi dall’aumento dei prezzi.

Questi strumenti offrono diversi vantaggi: una tassazione più favorevole, un rischio generalmente inferiore rispetto ai titoli societari e, in alcuni casi, l’esclusione dal calcolo dell’ISEE entro determinate soglie.

Tra i prodotti più noti ci sono i BTP Italia, pensati soprattutto per i piccoli risparmiatori italiani. Il loro rendimento è composto da una quota fissa e da una componente variabile legata all’andamento dell’inflazione nazionale.

Come funzionano i BTP indicizzati

I BTP Italia prevedono generalmente una durata pluriennale. Durante questo periodo lo Stato paga cedole semestrali che aumentano se cresce l’inflazione. Alla scadenza viene restituito l’intero capitale investito e, in alcuni casi, è previsto anche un premio fedeltà per chi mantiene il titolo fino al termine.

Questi strumenti sono considerati relativamente sicuri, ma non completamente privi di rischio. Se venduti prima della scadenza, il loro valore può infatti oscillare in base all’andamento dei mercati e dei tassi d’interesse.

ETF legati alle aspettative d’inflazione

Esistono anche ETF più sofisticati che investono sulle aspettative future dell’inflazione. Questi strumenti seguono il cosiddetto “breakeven inflation rate”, cioè la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato tradizionali e quelli indicizzati all’inflazione.

In pratica, tendono a guadagnare valore quando i mercati prevedono un aumento dei prezzi superiore alle attese. Al contrario, possono perdere terreno quando le pressioni inflazionistiche si riducono o le banche centrali riescono a riportare sotto controllo il costo della vita.

Difendere il potere d’acquisto richiede equilibrio

In una fase economica caratterizzata da prezzi ancora elevati e incertezza internazionale, proteggere i risparmi dall’inflazione è diventata una priorità per molte famiglie italiane. Conti deposito, ETF monetari e titoli indicizzati possono offrire strumenti utili per limitare la perdita di potere d’acquisto, purché scelti con attenzione e in linea con le proprie esigenze finanziarie.

La prudenza resta fondamentale: nessun investimento è privo di rischi, ma lasciare tutto il denaro fermo sul conto corrente potrebbe rivelarsi, nel tempo, una scelta altrettanto costosa.

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