La sonda Juice osserva la cometa interstellare 3I/Atlas durante il viaggio verso Giove
Nel corso del suo lungo viaggio verso il sistema di Giove, la missione europea Agenzia Spaziale Europea ha colto un’opportunità scientifica inattesa: studiare da una posizione privilegiata la cometa interstellare 3I/Atlas. Grazie agli strumenti di bordo della sonda Juice, i ricercatori italiani hanno potuto raccogliere dati preziosi su un oggetto altrimenti invisibile dalla Terra, offrendo nuove prospettive sull’evoluzione dei corpi celesti provenienti da altri sistemi stellari.
Un oggetto raro proveniente da un altro sistema stellare
Scoperta il 1° luglio 2025, la cometa 3I/Atlas è stata classificata come il terzo oggetto interstellare mai identificato. La sua natura eccezionale ha subito attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale, con campagne osservative condotte fino all’inizio di ottobre.
In quel periodo, tuttavia, la cometa è diventata inosservabile dalla Terra a causa della sua posizione rispetto al Sole, proprio mentre mostrava un aumento anomalo della luminosità. Una coincidenza che avrebbe potuto interrompere lo studio del fenomeno, se non fosse stato per la posizione favorevole della sonda Juice nello spazio.
L’intervento decisivo della missione Juice
Nonostante la fase di crociera interplanetaria non prevedesse attività scientifiche, il team della missione ha deciso di sfruttare l’evento eccezionale. È stata così organizzata una campagna osservativa dedicata, coinvolgendo cinque strumenti di bordo, tra cui Majis e Janus, sviluppati con un contributo chiave dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Majis: emissioni di vapore e gas volatili
Lo spettrometro Majis ha rilevato emissioni infrarosse di vapore acqueo (H₂O) e anidride carbonica (CO₂), elementi fondamentali per comprendere la composizione della cometa. Le osservazioni principali risalgono al 2 novembre 2025, pochi giorni dopo il passaggio al perielio, avvenuto il 29 ottobre.
Questi dati indicano un’intensa attività di sublimazione: il calore solare ha riscaldato il nucleo della cometa, provocando il passaggio diretto dei ghiacci dallo stato solido a quello gassoso e alimentando la formazione della chioma.
«Abbiamo stimato una fuoriuscita di circa due tonnellate di materiale al secondo», spiega Giuseppe Piccioni. «Si tratta di un volume paragonabile a circa 70 piscine olimpiche di vapore acqueo espulse ogni giorno».
Secondo gli scienziati, questi dati permetteranno di comprendere meglio la composizione e l’evoluzione di materiali formatisi attorno a stelle lontane miliardi di anni fa.
Sfide tecniche e ritardi nella trasmissione
Le osservazioni non sono state prive di difficoltà. I segnali rilevati erano estremamente deboli e le finestre di osservazione limitate. Inoltre, le condizioni operative di Majis richiedono temperature molto basse, rendendo le misurazioni particolarmente complesse.
A complicare ulteriormente il lavoro, la posizione della sonda rispetto alla Terra ha ritardato la trasmissione dei dati: il team ha potuto iniziare l’analisi solo a fine febbraio 2026.
Nonostante ciò, l’esperimento ha dimostrato la grande versatilità della missione Juice, confermando la capacità degli strumenti di analizzare sorgenti estremamente deboli, una competenza fondamentale per le future osservazioni nel sistema di Giove.
Janus: immagini dettagliate della chioma e dei getti
Accanto a Majis, anche la fotocamera multibanda Janus ha svolto un ruolo centrale. Tra il 5 e il 25 novembre 2025, lo strumento ha acquisito oltre 120 immagini utilizzando sette diversi filtri.
Le immagini, ricevute sulla Terra nel febbraio 2026, mostrano una cometa altamente attiva: una chioma estesa, una coda ben definita e strutture complesse come getti, filamenti e raggi.
«Le immagini rivelano per la prima volta l’intensa attività della cometa attorno al perielio», afferma Pasquale Palumbo. «Potremo analizzare l’evoluzione della chioma e della coda su diverse scale temporali».
Questi dati offriranno informazioni cruciali sulla dinamica delle comete interstellari, un ambito ancora poco esplorato.
Un’anticipazione delle future osservazioni su Giove
L’esperienza con 3I/Atlas rappresenta un banco di prova importante per gli strumenti di Juice. Le prestazioni di Majis e Janus lasciano intravedere le potenzialità della missione, che avrà come obiettivo principale lo studio delle lune ghiacciate di Giove e delle loro sottili atmosfere.
In particolare, la capacità di rilevare segnali deboli sarà essenziale per analizzare le esosfere delle lune e gli anelli del pianeta.
Conclusione
L’osservazione della cometa interstellare 3I/Atlas dimostra come le missioni spaziali possano adattarsi rapidamente a eventi imprevisti, trasformando opportunità occasionali in importanti risultati scientifici. Grazie al contributo italiano e alla flessibilità della missione Juice, è stato possibile studiare un oggetto raro e lontano, aprendo nuove prospettive sulla formazione e l’evoluzione dei materiali nel cosmo.

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